Il progetto

Che cosa hanno in comune il Trentino e la Puglia? Questo progetto, che nasce durante le mie vacanze nell’agosto 2012.
Sono i giorni dell’Ilva di Taranto. I giornali raccontano di una fabbrica e di una città che hanno diviso lo stesso cielo, la stessa tragica sorte. In quei giorni, leggendo le cronache dei quotidiani, mi viene in mente che anche Foggia ha diviso il suo cielo, il suo destino con una fabbrica che ha dato lavoro a uomini e donne, ha disegnato, soprattutto nel dopoguerra, una nuova mappa sociale, ambientale ed economica della città. Sto parlando dello stabilimento dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato di via del Mare. A Foggia è per tutti la “Cartiera”.

Approfitto di quei giorni di vacanza per buttare giù qualche idea, cercare i primi contatti, disegnare un progetto che, dopo un lungo lavoro, nasce oggi.
Non una storia della Cartiera di Foggia, ma le storie della Cartiera. Come quelle delle ex operaie che ho incontrato nei mesi scorsi. O quelle che ho ricostruito, grazie anche agli strumenti del datajournalism, a partire dalle carte ritrovate nell’Archivio di Stato di Foggia. In questo percorso ho scelto, infatti, il punto di vista delle donne, di ieri e di oggi. Una lettura di genere della Cartiera di Foggia.

So bene che questo è un progetto ambizioso, se non impossibile per tanti aspetti. Ambizioso perché da un lavoro giornalistico vuole diventare racconto collettivo per fare memoria. Come giornalista sento, infatti, la responsabilità di non dimenticare e di fare in modo che, soprattutto, le nuove generazioni possano essere messe nella condizione di ricordare.
Perché un Paese senza memoria è un Paese senza futuro.

La storia siamo noi
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.
Francesco De Gregori

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
Cesare Pavese – La luna e i falò

Per informazioni sul progetto: info@viadelmareracconta.it.

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4 comments

  1. …a dopo, ora me lo sto gustando; sono dell’IPZS a Roma, ma mio padre, miei zii, mia sorella…a Foggia…anni fa…ciao

  2. Mia nonna si chiamava Maria Addolorata . Mai nome fu più appropriato. Mia nonna rimase vedova ancor giovane con una nidiata di 5 figli. Era operaia della Cartiera, ma l’esiguo salario non era certo sufficiente per soddisfare i bisogni della famiglia. Mia mamma mi racconta che per via delle lavorazioni insalubri, le davano una razione di latte, secondo l’ipotesi, del tutto ingenua, che il latte potesse agire da difesa dalla tossicità delle sostanze chimiche. Il latte doveva essere consumato nell’orario di lavoro, ma lei lo nascondeva per portarlo ai figli.

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